Amatrice mette in mostra i diversi volti dell’umano

I terribili eventi che hanno colpito l’Italia centrale, hanno straziato la sensibilità di un numero elevato di persone, seppure estranee e lontane alle vicende.

Amatrice mette in mostra i diversi volti dell'umano

Si parlava infatti di un notevole incremento degli indici di ascolto dei telegiornali, come se ognuno si sentisse in dovere di partecipare, superando le distanze per via di un legame di fratellanza che non conosce limiti.

Aggiornamento dopo aggiornamento, ciascuno rimaneva incollato al televisore, gioendo alla notizia di ogni vita sottratta alle macerie e sperando che il numero dei morti non salisse ulteriormente.

Con gli occhi lucidi per il dolore e l’ammirazione verso quegli uomini dal cuore grande e impavido che continuavano a scavare, si sono cercate modalità alternative per dare il proprio contributo, come se ad ognuno fosse giunta una chiamata impossibile da ignorare.

L’indifferentismo in cui la nostra società sembrava essere immersa, è stato superato da questo slancio d’amore nei confronti di uomini innocenti offesi nel profondo. E tutto questo fa emergere una luce di speranza in una notte cupa, come se finalmente si fosse riscontrata un’ umanità che si pensava dissipata.



Rimane però l’amaro in bocca nel constatare che in mezzo a tutto questo l’ingenuità umana sia comunque emersa, quell’ingenuità che si espande e ci pervade senza la nostra consapevolezza, alimentando l’odio e il male. Il riferimento riguarda quei commenti irrispettosi che hanno riempito i social, che hanno suscitato disprezzo anche tra coloro che hanno vissuto direttamente la vicenda, tanto da spingerli a produrre una risposta.

“Nessun amatriciano vorrebbe cacciare gli immigrati dagli alberghi per metterci i terremotati, poiché un gruppo di loro fa parte della comunità. Erano qui a scavare l’altra notte e alcuni sono rimasti sotto le macerie…”

Si tratta di Francesca Spada, una donna residente ad Amatrice, indignata dalla noncuranza di coloro che non sono in grado di amare qualcuno senza lenirne un terzo, come se il mondo fosse ancora preda di quel vecchio dualismo che pretende la sconfitta di una parte per la sopravvivenza dell’altra.

Il fatto di inserire la “questione migrazione” in una vicenda che non ha nulla a che fare con l’argomento, non rappresenta solamente di un’offesa ai migranti, ma una mancanza di rispetto anche nei confronti dei terremotati e del loro dolore, le cui sventure sono usate come pretesto per combattere altre guerre.

Non ci resta ancora una volta che sperare nella buona fede di queste persone, ritenendo le loro parole frutto dell’ignoranza e non della malignità, perché magari incapaci di esprimersi infondendo vera speranza e troppo ingenui per comprendere la virtù del silenzio.

Salva